...Sono
figlio di Giovanni Piagentini (Giannino, per gli intimi Rollo) e d'Annunziata
Fantaccini Messeri (Annina) e sono nato in Via degli Alfani, in Firenze. Ho
un fratello, Gino ed una sorella, Mariapia.
La
mia infanzia è trascorsa quasi serena tra la valle del Serchio, in quel di
Filicaia in Garfagnana e nella piana di Vingone dirimpetto alle dolci colline
di Roveta. Negli anni cinquanta la mia famiglia si trasferì in Via Bolognese,
alla Lastra e successivamente sempre sulla stessa via al n° 184.
Ho
ancora vivo il ricordo delle emozioni che mi assalivano nel volgere lo sguardo
verso la discesa che portava alla casa, il Cupolone si ergeva maestoso attorniato
dagli altri monumenti non meno importanti e non c'era stagione che non lo
avvolgesse in una meravigliosa cornice: il mandorlo o il pesco in fiore, la
canicola estiva, la pioggerellina o il violento acquazzone.
Era
il periodo dei grandi cambiamenti in tutti i campi e mi viene da sorridere
scrivendo "campi" che subito ed in maniera quasi violenta sono colpito
dal ricordo dei contadini che lasciavano la campagna per il posto in fabbrica,
il tavolo di legno per quello di formica e le chianine sparivano.
I loro gioghi decorarono le cucine o le ex-aie. Arrivò la TV e "lascia
e raddoppia", "il Musichiere" e la 500 FIAT e si continuava
a mangiare la carne solo la domenica. Lo posso affermare con sicurezza perché
a quel tempo per avere qualche soldino Gino ed io "collaboravamo"
con la macelleria di "Stelio", alla Lastra.
Andavamo
quotidianamente a prendere la "gita" ovvero le ordinazioni di carne: un etto di macinata, 3oo gr. di lesso senza
osso, e finalmente ............. 500 di magro che annunciava il giorno festivo
con il suo ritornello: " domenica
è sempre domenica". Nostalgia? Chissà. Forse per le chianine e la loro
bistecca a T!
Gli altri cambiamenti sono patrimonio del secolo scorso: la musica, la beat-generation, la pop art ed il sessantotto. A proposito di disastri quasi mi dimenticavo dell'alluvione. Con Gino ed alcuni amici portammo il nostro modesto contributo per salvare il patrimonio dell'Archivio di Stato, che in quel tempo si trovava nel Piazzale degli Uffizi. Ci hanno chiamato "Angeli del Fango"
Il
mio amore per il disegno era già vivo ma poco coltivato, frequentavo il “Duca
D’Aosta” Istituto Tecnico Commerciale ad indirizzo mercantile ed ero ossessionato
dalla partita doppia del buon Luca Pacioli e l’unica matita che usavo era
quella per la stenografia.
Alle
elementari ben mi ricordo che fui il primo (almeno quella volta e fu l’unica)
a non disegnare e colorare il cielo con la solita striscia azzurra ben lontana
dall’orizzonte che assomigliava ad un nastro colorato, bensì riempiendo tutto
lo spazio con il colore. Ricevetti i complimenti dalla signora maestra. Ancora,
non sono convinto se feci bene o male a non usare quell’innocente e poetico
“nastro”.E’ di quel periodo un grazioso disegno di Paperino copiato dall’omonimo
fumetto eseguito con la mano sinistra: non sono mancino, in tutti i sensi!
Mi
ero fratturato il “radio” cadendo da un ulivo, emulavo l’eroe del momento:
il buon Tarzan.
L’assillo
della partita doppia era costante come continuo era il mio disprezzo verso
l’insegnante di questa materia. La soluzione? Marinare la scuola, la parola
d’ordine: “Ci vediamo al Barre”………… Il famoso ritrovo di quel tempo era la
Foresina in p.za Davanzati ………….. L’alluvione mi aveva regalato una vacanza
inaspettata ed una ragazza che non sapeva che avevo due anni meno di lei e
per di più la sensazione di essere utile al mondo. Riprendere il ritmo scolastico
dopo quest’interruzione mi fu difficile. Ero felice e per impressionare Candy,
indossai per l’occasione un paio di jeans sui quali avevo dipinto delle figure
prese dall’ illustrazioni di Walter Molino su Grand Hotel. Se ben ricordo
rappresentavano i personaggi famosi del tempo: Celentano, Sofia Loren ed altri
che non ricordo. Piacquero anche all’Annina ed è forse la causa che mi impedì
di regalarli alla statunitense. Lei frequentava l’Accademia di Belle Arti,
io la terza Ragioneria e non sapevo ancora cosa fare da grande. (continua)
Paperino con la mano sinistra


